Uomini e macchine: il lavoro del futuro è già qui!

November 13, 2017 Franco Gementi

L’intelligenza artificiale, il machine learning e il cognitive computing stanno lentamente penetrando in ogni nicchia degli ambienti di lavoro. A differenza di quanto si è portati a pensare, non si tratta solo di un futuro distopico in cui l’uomo è posto in competizione con la macchina. È molto più probabile, invece, che in futuro uomini e macchine lavorino insieme sinergicamente, combinando i propri rispettivi punti di forza per trasformare in meglio le imprese.

È vero, potremmo ritrovarci catapultati in una sorta di film di fantascienza di terza serie. Ma se le cose verranno fatte nel modo giusto, il risultato sarà un ambiente di lavoro nettamente migliore.

Ad ogni modo, il futuro di cui stiamo parlando non è così lontano come sembrerebbe, anzi per molti aspetti è già qui: da Siri e Alexa alle auto a guida autonoma, esistono già tecnologie capaci di imitare il comportamento umano e le aziende non possono più ignorare la necessità di inglobarle al proprio interno. Questa tendenza è testimoniata anche dal report Deloitte Human Capital Trends 2017, secondo cui il 38% delle aziende prevede di integrare robotica e automazione a supporto dei propri processi nel corso dei prossimi cinque anni.

Ma cosa possono fare nello specifico le HR per preparare i lavoratori all’arrivo della tecnologia di domani?

1. Creare una forza lavoro liquida

Nell’era digitale non esistono lavori che potranno essere svolti per tutta la vita e gli stessi lavoratori devono costantemente reinventare e arricchire le proprie competenze per restare al passo con i bisogni delle aziende. Il ritmo del cambiamento è sempre più rapido e le aziende necessitano di quella che Accenture definisce liquid workforce, una forza lavoro liquida, abbastanza agile da poter svolgere una serie diversificata di compiti, capace di crescere e adattarsi insieme all’azienda.

Josh Bersin, fondatore di Bersin by Deloitte, parla della progressiva comparsa di un “modello Hollywood”, in cui le persone tendono a lavorare insieme per portare a termine uno specifico progetto per poi dedicarsi, una volta completato, a un nuovo progetto con un nuovo team di lavoro – un po’ come avviene nel mondo del cinema, dove troupe e attori lavorano insieme per un certo periodo e, al termine delle riprese, passano a una nuova produzione.

Questo modello costituisce una metodologia di lavoro molto stimolante per i dipendenti, in quanto offre la possibilità di crescere e imparare diversificando il lavoro quotidiano e rendendolo perciò più interessante. Inoltre, contribuisce a spezzare la routine e a eliminare la noia a essa connessa -  aspetto molto utile per l’engagement.

In questo scenario, il ruolo delle HR e del management è quello di identificare le aree in cui l’intelligenza artificiale avrà un impatto maggiore e iniziare a varare programmi che supportino le persone nel consolidamento e nell’ampliamento delle proprie competenze. Ciò significa anche che le HR devono cominciare seriamente a dare il giusto peso alla formazione continua e a offrire alla forza lavoro sempre maggiori opportunità per arricchire conoscenze ed esperienze.

2. Consolidare le soft skill

Paradossalmente, la conseguenza di una maggiore automazione è un maggiore riconoscimento dell’importanza delle qualità specificatamente umane. Le cosiddette soft skill sono, infatti, sempre più cruciali e, secondo un’indagine effettuata nel 2015 da Linkedin, il 59% dei responsabili della selezione fatica a reperire nei candidati le soft skill richieste oggi nel mondo del lavoro.

Se le macchine sono maggiormente predisposte dell’uomo alle attività ripetitive, le persone hanno la capacità unica di saper gestire l’incertezza. Nella maggior parte dei casi, gli esseri umani sanno esattamente come relazionarsi in modo empatico e produttivo con le altre persone. Ecco perché le HR hanno il compito di individuare e far crescere le persone di talento dotate di queste particolari competenze, nonché la responsabilità di aiutare tutti a migliorare quelle soft skill di cui sono carenti.

Inoltre, le persone in possesso di queste skill saranno particolarmente importanti in un modello come quello descritto da Bersin, in quanto sarà sempre più diffusa la richiesta di lavorare in team sempre diversi composti da persone dotate di competenze altrettanto diversificate.

3. Privilegiare l’emisfero destro

Le HR devono incoraggiare le persone al pensiero strategico, grazie all’ausilio della tecnologia. Tuttavia, nell’era dell’intelligenza artificiale e dell’automazione, anche le facoltà generalmente designate all’emisfero destro rivestono una certa importanza. Anzi, insieme alle soft skill, la creatività sta diventando una qualità sempre più apprezzata. Il pensiero laterale e la capacità di analizzare e interpretare i freddi numeri prodotti dalle macchine trasformandoli in informazioni utilizzabili è una competenza chiave: la perfetta fusione tra macchina e intelligenza umana.  

Ciò significa che le HR dovrebbero scegliere persone dotate di creatività, mettendo in secondo piano la check-list delle qualifiche. Ci sono molti modi in cui le HR possono riconoscere queste persone: il più semplice, ancora in fase di colloquio, consiste non solo nel porre domande legate alle competenze possedute, ma anche nel richiedere ai candidati di indicare situazioni reali in cui hanno dovuto fare appello al proprio pensiero creativo.

I robot stanno, dunque, arrivando ma niente paura! Essi non devono essere visti come una minaccia, bensì come un’opportunità per lavorare in modo sempre più creativo e produttivo.

Informazioni sull'autore

Franco Gementi

Franco has deep experience in the Human Resources field, in particular on administrative management processes (in-sourcing and outsourcing) and human resources development, with particular attention to the evaluation of the employee's potential and career development and various aspects related to rewarding policies and training and development. Along the entire evolutionary path, from home made solutions to the current cloud in Human Resources.

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