SOS digital skills: per gli over 50 è tempo di formazione digitale

January 23, 2017 Franco Gementi

Quando si parla di competenze digitali, o digital skill, si intende non solo la capacità di usare computer o smartphone per trovare informazioni via Internet, ma anche l'abilità di valutare, archiviare, presentare, scambiare e condividere con altri queste informazioni.

Oggi più che mai il web è, infatti, un alleato per qualsiasi cosa di cui si abbia bisogno: le informazioni su qualunque argomento sono alla portata di chiunque abbia un minimo di dimestichezza con la rete; si è sempre aggiornati grazie alla possibilità di conoscere cose nuove utili sia nella vita di tutti i giorni sia in ambito lavorativo, trovare nuove idee e approfondire interessi personali. Anche le comunicazioni sono più veloci ed economiche (basti pensare ai social e ai servizi di messaggistica istantanea come WhatsApp). Internet è ormai essenziale per comunicare e farsi conoscere, per condividere le proprie esperienze; facilita le relazioni e accorcia le distanze. E non da ultimo, è fondamentale per il lavoro: è indispensabile in azienda, rende più adattabili alla vita professionale, aumenta le possibilità di rientrare nel mondo del lavoro, permettendo di essere più competenti e, quindi, più competitivi durante la fase di ricerca. Insomma, per non essere tagliati fuori in questo mondo ad alto tasso digitale bisogna essere preparati.

Molti ritengono addirittura che possedere specifiche competenze digitali sia la conditio sine qua non per trovare lavoro, poiché richieste ancor più dell’esperienza, anche se difficili da individuare tra chi è alla ricerca di un’occupazione. Se per i più giovani che fanno di Internet uno degli strumenti principali per aprirsi al mercato del lavoro questi sono concetti già noti, il tema delle competenze digitali assume un carattere più complesso per la categoria dei lavoratori over 50 che talvolta, a causa della crisi economica o della precarietà dei contratti, si ritrova d’improvviso senza un impiego e con difficoltà a ricollocarsi nel mondo lavorativo (secondo dati Istat si tratta di circa 300-500mila persone).

Infatti, oggi a scontrarsi con alte barriere non sono solo i più giovani, ma anche i disoccupati senior o quei lavoratori ancora attivi vicini al pensionamento che faticano a tenere il passo con una tecnologia inarrestabile. Se da un lato, la popolazione lavorativa sta invecchiando e incontra talvolta non poche difficoltà a reinventarsi, dall’altro, il livello di digitalizzazione nel mondo del lavoro evolve con una rapidità sorprendente. Tant'è vero che, secondo una stima dell’Unione Europea, il 40% della forza lavoro europea non possiede attualmente competenze digitali adeguate, mentre il 14% ne è totalmente privo. Così, nel 2020 vi saranno in Europa 900 mila posti di lavoro vacanti, considerando che l’85% delle professioni richiederà competenze digitali di cui i lavoratori saranno, per la maggior parte, sprovvisti.

Al notevole gap formativo, tuttavia, corrisponde un’ampia consapevolezza che possedere adeguate competenze digitali possa accrescere le possibilità di successo, non solo per meglio individuare nuove opportunità, ma anche per espandere le proprie conoscenze e competenze professionali.

Questo è quanto emerge da una recente ricerca condotta da Ipsos, che ha voluto indagare sul rapporto con il web degli italiani tra i 50 e i 60 anni che hanno perso il lavoro e sono in cerca di nuova occupazione, chiedendo loro come si approcciano a Internet e quanto considerano le competenze digitali rilevanti per il reinserimento. Il risultato? Persone ben consapevoli dell’importanza di possedere tali competenze che, però, faticano a mettersi al passo con le nuove generazioni.

Ma vediamo qualche dato: il 78% degli over 50 utilizza quotidianamente Internet e il 18% lo fa più volte a settimana; il 77% si collega con lo smartphone, mentre il 69% fa affidamento a un pc portatile. Si tratta di percentuali importanti che testimoniano come l’utilizzo del web sia entrato agevolmente anche nelle abitudini dei meno giovani. Internet è utilizzato per reperire informazioni, mandare e ricevere email e, nel 55% dei casi, proprio per cercare lavoro. Dunque, possedere competenze digitali è ritenuto molto importante per ricollocarsi professionalmente e, per la quasi totalità degli intervistati, possedere skill in ambito digitale favorisce la ricerca di una nuova occupazione, sia che si voglia restare all’interno del proprio ambito lavorativo sia come opportunità per aprire nuovi sbocchi professionali. Nonostante, però, questa grande consapevolezza, solo una minima parte (14%) ha partecipato negli ultimi 2 o 3 anni a corsi di formazione o approfondimenti per ampliare e migliorare le proprie competenze digitali. Ma perché?

Forse per i nativi digitali è difficile da comprendere, ma per una generazione cresciuta senza l’universo online e senza quel quotidiano rapporto con la tecnologia cui oggi siamo tutti abituati, il web può risultare fonte di timori e incertezze. Non vi sono ostacoli insormontabili, ma permangono barriere che, per i 50-60enni, sono più o meno difficili da superare. A rallentare - o, addirittura, impedire - l’acquisizione di competenze digitali è, soprattutto, la non padronanza della lingua inglese, a cui si aggiungono l’assenza di una persona fisica che possa fare da sostegno nella fase di apprendimento e la difficoltà di non saper mettere in pratica quello che si è imparato. Ciò delinea un quadro molto chiaro, che potrebbe essere sfruttato a beneficio delle aziende. Se da una parte, infatti, i lavoratori over 50 dovrebbero muoversi autonomamente per colmare, almeno in parte, il gap digitale con i colleghi più giovani, dall’altra, anche le aziende dovrebbero andare in loro soccorso, prevedendo il supporto di esperti del settore in grado di potenziare le competenze digitali dei propri dipendenti (potenziali e non) grazie a formule e linguaggi semplici e immediati.

Un’altra strada interessante che si potrebbe percorrere per colmare questo gap è il cosiddetto reverse mentoring, ossia quel processo mediante il quale i giovani con una forte padronanza digitale aiutano i senior a familiarizzare con la tecnologia. Non si tratta, però, di una strada a senso unico (come nel caso del classico mentoring), bensì di uno strumento di arricchimento e scambio intergenerazionale: la cultura del mondo digitale, in cui gli under 30 sono nati, viene trasmessa ai senior che, a loro volta, accrescono nei giovani la consapevolezza e la visione della realtà lavorativa, viste da chi ha alle spalle anni di esperienza, attività e traguardi raggiunti. Un programma di reverse mentoring può avvenire attraverso degli incontri formali tra junior e senior, con il reciproco impegno a formarsi su aspetti differenti del lavoro.

Oltre a stimolare nuove relazioni e idee, investire nell’acquisizione di competenze digitali consente di veicolare le esperienze e le conoscenze di cui lavoratori o disoccupati over 50 sono portatori, migliorando il livello di motivazione dei primi e aprendo lo spazio a nuove opportunità di occupazione per i secondi.

Informazioni sull'autore

Franco Gementi

Franco has deep experience in the Human Resources field, in particular on administrative management processes (in-sourcing and outsourcing) and human resources development, with particular attention to the evaluation of the employee's potential and career development and various aspects related to rewarding policies and training and development. Along the entire evolutionary path, from home made solutions to the current cloud in Human Resources.

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