Il talento, leva per l'innovazione in azienda. Una ricerca Cornerstone-IDC

July 31, 2018 Federico Francini

Dopo Azienda del futuro e trasformazione digitale: sfide e opportunità per sprigionare i talenti” (IDC, 2017) e Future People: Le postazioni di lavoro nell’era della trasformazione digitale” (IDC, 2016), quest’anno Cornerstone OnDemand ha indagato il modo in cui le aziende possono promuovere al meglio il processo di innovazione al fine di guidare la crescita del proprio business.

“Future Culture: costruire una cultura di innovazione nell’era della trasformazione digitale”, questo il titolo dell’indagine frutto della rinnovata (per il terzo anno consecutivo) collaborazione tra Cornerstone e IDC, costituisce uno degli studi più completi su professionisti HR, responsabili IT e manager di linea in aziende con oltre 500 dipendenti.

Condotta su un campione di oltre 1900 intervistati in 14 paesi europei, Italia compresa, l’indagine dimostra come la trasformazione digitale sia una delle principali priorità strategiche in tutta Italia. A oggi, solo il 7% delle aziende italiane sostiene, infatti, di non aver ancora iniziato un percorso di trasformazione digitale, contro il 9% del 2017, a dimostrazione di come, da questo punto di vista, l'Italia si stia mettendo al passo con il resto dei paesi europei - sebbene, come anche l’anno scorso, l’ostacolo maggiore resti la resistenza culturale al cambiamento.

Talento: il Santo Graal delle aziende

Un dato particolarmente interessante che vale la pena approfondire emerso dall’indagine di quest’anno è legato alla difficoltà di trovare talenti e competenze, sebbene il numero delle aziende che si dichiara totalmente incapace di reperire risorse adeguate si sia quasi dimezzato, passando dal 26% del 2017 al 14% del 2018.

Ma perché il talento resta un ostacolo alla trasformazione digitale? Per comprendere meglio questo aspetto è necessario analizzare più da vicino i principali strumenti e criteri di selezione del personale e i percorsi di formazione promossi dalle organizzazioni italiane.

1. Strumenti di selezione del personale: i più utilizzati in Italia 

Con IDC abbiamo riscontrato che la selezione interna (52%) e le piattaforme social (43%) costituiscono gli strumenti maggiormente utilizzati per il recruiting dei talenti in Italia. Anche per la media delle aziende europee la selezione interna rappresenta lo strumento principale per occupare un posto vacante (51%) e l'uso delle piattaforme social per pubblicizzare le posizioni aperte e trovare candidati è più o meno allo stesso livello dell'Italia (43% in Italia; 41% in Europa). 

Per molti versi, questa dipendenza dalla selezione interna, associata a una maggiore incidenza delle referenze in Italia, rispecchia un processo ben consolidato, in cui i dipendenti sono motivati da mobilità interna, fedeltà e capacità di adattarsi alla cultura specifica di ogni azienda. A sua volta, questo comportamento è ricompensato con promozioni e maggiori responsabilità, che aumentano di riflesso fedeltà e coinvolgimento. Questo processo può essere gratificante ed efficiente, ma presenta alcuni svantaggi, poiché per certi versi è fossilizzato e incorporato in una cultura che si oppone al cambiamento e, come visto, nonostante il calo nel 2018, costituisce ancora il principale ostacolo all’esperienza digitale.

2. Criteri di selezione: cosa cercano le aziende italiane         

In un’era in cui le aziende sono sempre più alla ricerca di nuove competenze e mirano ad adottare nuove modalità di lavoro, è fondamentale ridefinire i criteri di base per la selezione del personale.

A oggi, le competenze professionali sono sicuramente l’aspetto più importante valutato dalle aziende italiane (52%), che in genere desiderano verificare se l’expertise del candidato è in linea con i requisiti del lavoro da svolgere, mentre, a differenza del resto d’Europa, passano in secondo piano le cosiddette soft skill (prima fra tutte la capacità di problem solving). Che un’inversione di marcia e un maggior focus sulle competenze trasversali sia la soluzione al problema?

3. Percorsi formativi per lo sviluppo dei dipendenti

La formazione sul lavoro costituisce in Italia la pratica più importante per lo sviluppo dei dipendenti (65%). Inoltre, le aziende italiane sembrano attribuire molta importanza ai programmi di formazione e coaching, mentre i programmi di onboarding sono, in genere, sfruttati molto meno in Italia (13%) rispetto a quanto avviene nel resto delle aziende europee (29%).

Curioso di scoprire quali altri dati sono emersi dall’indagine di quest’anno? Scarica subito l’indagine completa a questo link! 

http://go.cornerstoneondemand.com/innovation-white-paper-italy-innovation-report-it-scarica.html?code=PR

 

Informazioni sull'autore

Federico Francini

Federico has over 27 years of experience in IT companies, where he played different sales management roles, with the responsibility of managing large customers in all vertical markets. In Cornerstone since 2017, Federico is responsible of the company's global strategy in Italy, leading the local sales team, developing relationships with key partners and expanding the penetration of Cornerstone’s solutions on the Italian market.

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