Adam Miller: come creare la forza lavoro del futuro

January 21, 2019 Susan Hilliar

In occasione dell’ultima edizione di Cornerstone Convergence, Adam Miller, CEO di Cornerstone OnDemand, ha voluto affrontare nel suo discorso d’apertura la necessità sempre più urgente per le aziende di potenziare la propria forza lavoro in modo da riuscire a tenere il passo con le ultime innovazioni tecnologiche. L’innovazione procede a un ritmo straordinario e le nuove tecnologie non si arrestano, dall'automazione all'intelligenza artificiale fino al machine learning. Termini utilizzati solo nei film di fantascienza e in letteratura si sono trasformati in tecnologie reali, utilizzate quotidianamente in una moltitudine di settori; una serie di tecnologie che stanno di fatto avendo un effetto stimolante anche sulla forza lavoro.

Non c’è funzione aziendale né settore che non venga influenzato dalla tecnologia. Nuove figure professionali emergono continuamente, mentre altre stanno lasciando sempre più spazio all’automazione. Ingegneri del software, social media marketer e specialisti SEO sono solo alcuni esempi di ruoli oggi comuni nel mercato del lavoro che non esistevano fino a soli 10 anni fa. Adam Miller ha difatti sottolineato come tra le professioni del futuro un posto di lavoro su tre a livello globale oggi neppure esiste. Le aziende faranno perciò fatica ad adattarsi e sopravvivere in futuro, a meno che non comincino a prepararsi (e a formare la propria forza lavoro) sin d’ora.

Lo skill divide
Con le nuove tecnologie che giocano un ruolo sempre più centrale nella vita quotidiana e che, sul luogo di lavoro, consentono di automatizzare tutta una serie di compiti prettamente amministrativi, la forza lavoro sta vivendo in questo preciso periodo storico quello che possiamo definire skill divide. In pratica, le funzioni aziendali che richiedono un’alta specializzazione – come quelle in cui le persone usano l'intelligenza artificiale e altre tecnologie per ideare e sviluppare nuovi prodotti – risentono della carenza di talenti specializzati, non essendo reperibile un numero sufficiente di persone con competenze adatte a svolgere questi ruoli oggi sempre più richiesti dal mondo del lavoro. E mentre molte professioni sono in declino a causa di innovazioni tecnologiche e automazione che le rendono obsolete, resta altissima la percentuale di manodopera in grado di svolgere solo mansioni per le quali non è richiesta alcuna specializzazione.

Così, ad esempio, i lavoratori della cosiddetta gig economy finiranno con l’essere gravemente danneggiati dallo sviluppo sempre più esteso della tecnologia. Prendiamo chi svolge mansioni che richiedono poche o nessuna abilità professionale, ad esempio chi lavora per aziende come Uber e Deliveroo: cosa succederà quando si affermerà la tecnologia delle auto a guida autonoma? La risposta sembra essere ovvia: questi lavoratori sono destinati a soccombere davanti all’inesorabile avanzata dell'automazione e della tecnologia.

Inoltre, per i lavoratori più qualificati, ‘skill divide’ significa ricevere richieste e stimoli continui da parte di aziende alla disperata ricerca di professionisti a prova di futuro. Ecco dunque che la grande sfida d’ora in avanti non sarà solo quella di attirare lavoratori con competenze adeguate, ma anche e soprattutto riuscire a trattenerli. Un altro aspetto da tenere bene a mente è poi la difficoltà nel risolvere questa delicata situazione di ‘skill divide’ nell’immediato. Le aziende avranno, infatti, bisogno di molto tempo per riqualificare la forza lavoro esistente.

Le competenze sono la nuova valuta digitale
L'apprendimento non è più un'attività una tantum come in passato. In precedenza, i responsabili della formazione venivano coinvolti solo in fase di onboarding perché le aziende volevano chiudere il percorso formativo per i nuovi arrivati il prima possibile. Ora, le aspettative dei dipendenti sono cambiate. Nel suo discorso, Miller ha voluto sottolineare come le statistiche attuali indichino che il 42% dei Millennial è più propenso a lasciare un'azienda se non sta imparando abbastanza. Ciò significa che la formazione non solo deve andare oltre le primissime fasi di onboarding in una nuova azienda e in un nuovo ruolo, ma deve essere continua e prevedere una specializzazione sempre più approfondita per soddisfare le nuove generazioni di lavoratori.

La sfida del 5 per 20
Nel corso di Cornerstone Convergence 2018, Adam Miller ha portato alla ribalta un’interessante paradigma: la sfida del 5 per 20, un assunto particolarmente utile per tutte quelle aziende che sono fortemente limitate da tempo e budget. In base a questa teoria, se le aziende investissero il 5% del tempo dei propri dipendenti in formazione, potrebbero ridurre il tasso di abbandono del posto di lavoro da parte dei lavoratori di circa il 20%. Sebbene possa sembrare un grande investimento per aumentare le competenze dei propri collaboratori, questo paradigma può avere un enorme impatto sul business… In fin dei conti, si tratterebbe solo di un giorno al mese da dedicare interamente alla formazione.

Oltre a investire sulla formazione continua, le aziende devono anche garantire che la formazione offerta apra a percorsi di carriera flessibili. Siamo evidentemente di fronte a grandi cambiamenti e i lavoratori non sono più legati a una carriera unica com’era invece in passato. Oggi è indispensabile essere preparati a svolgere mansioni anche molto differenti tra loro nel corso del tempo. Come ha sottolineato Adam Miller, i Millennial si troveranno a dover svolgere cinque o sei carriere differenti nel corso della propria vita professionale. Quindi, le persone devono avere la capacità di adattarsi a percorsi sempre meno lineari e più flessibili. E molte aziende stanno già applicando questo tipo di schema: si pensi, ad esempio, ai neo-laureati i quali trascorrono solitamente un determinato periodo di tempo ricoprendo funzioni diverse in diversi dipartimenti aziendali prima di arrivare a ricoprire un ruolo specifico. Spesso, però, è proprio qui che finisce la mobilità. Se le aziende vogliono mantenere i propri dipendenti coinvolti, devono accertarsi che la mobilità sia costantemente garantita per l’intera durata della carriera lavorativa della propria forza lavoro.

Una forza lavoro a prova di futuro
Il processo innovativo in qualsiasi campo e settore è inarrestabile ed è perciò importante per le aziende riuscire a tenere il passo con le più recenti innovazioni che stanno segnando così profondamente la nostra società. Le organizzazioni devono perciò iniziare fin da subito a formare i propri collaboratori su quelli che sono gli attuali sviluppi tecnologici per non rischiare di ritrovarsi sprovviste delle competenze necessarie ad affrontare il futuro mondo del lavoro!

Per rivivere alcuni dei momenti più salienti di Cornerstone Convergence 2018, non perdere i video sul nostro canale YouTube!

Informazioni sull'autore

Susan Hilliar

"Some of the best stories come from the most unlikely sources – always be curious, always ask questions” ​​​​​​​ Susan Hilliar is Head of Public Realations at Cornerstone OnDemand, as a corporate communications professional she works with Cornerstone’s clients across Europe.

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